RIFLESSIONI A CONCLUSIONE DELL' OPEN DAY

Oggi è l'ultimo dei molti appuntamenti, fuori dai banchi, lontano dai registri, durante i quali il Liceo “Don Carlo La Mura” ha aperto i cancelli ad un pubblico di persone interessate ai percorsi formativi offerti dall’Istituto.

È tempo di tirare le somme, di fare bilanci, di capire quanto il Liceo abbia fatto breccia nella mente e nel cuore dei moltissimi alunni in uscita dalla Scuola secondaria di primo grado.
Al di là del giorno simbolico, chiamato OPEN DAY, che ha troppo il sapore di una cerimonia pomposa, al di là della mera curiosità che ha spinto tanti a visitare i laboratori che hanno visto il coinvolgimento generale di chi vive quotidianamente il “Don Carlo La Mura”, a partire dal Dirigente Scolastico, presente e pronto a stringere la mano a chi è entrato in quella che si può definire "la sua creatura", mi sento di dedicare ai ragazzi che ho visto curiosare, tra i vari piani, alla ricerca, forse, di quella che sarà la loro futura aula, una riflessione che un po' di tempo fa ho fatto sul concetto di cultura.
"La parola CULTURA, nel mio immaginario, rimanda al tempo delle BOTTEGHE, in cui gli orologi andavano lenti, senza fretta. Nella bottega si produceva, con maniacale attenzione e cura certosina per le minuzie, un prodotto eccellente, non un'eccezione per pochi, ma lo standard per tutti. 
La parola CULTURA dovrebbe sempre trasudare passione per l'arte che diviene mestiere quando è oggetto di partecipazione emotiva. 
Nella "bottega" il vecchio non ha il retrogusto dell'obsolescenza, ma diventa insegnamento per il giovane che crea, partendo dalle proprie idee, ma confrontandole con l'esperienza degli anni.
La parola "bottega" si sposa bene con la figura della persona colta che non è l'ammaestrato dicitore di un copione d'altri, ma colui che, attraverso la sua complessa unicità, plasma la materia pensata dandole vita, creando emozioni che la penna, obbediente al dettato della mente,  non riesce a creare perché la penna non ha il dono dell' interpretazione, ma quello della trascrizione.
Una penna che danza emozioni su carta non è paragonabile ad un'anima che vive e sente quelle emozioni. Purtroppo oggi la CULTURA nasce orfana di valori di riferimento, divenendo effige, spesso negativa, dell'identità di una generazione che non segue il ritmo lento dei vecchi orologi di un tempo, ma la tempestosa ondata di mode massificanti."

Cristina Mingo IVG