SECONDO RAPPORTO DAL FRONTE TIROCINIO - STAGE " LA SCIENZA APPLICATA ALLA VITA "

SECONDO RAPPORTO DAL FRONTE TIROCINIO - STAGE " LA SCIENZA APPLICATA ALLA VITA "
Il secondo step, contrariamente alle aspettative di chi ora sta leggendo, è dedicato alle visite di carattere artistico-culturale che, durante questa seconda settimana, noi stagisti abbiamo fatto a Rovigo, Trieste, Padova, Venezia ed Jesolo.


A Rovigo, il Museo dei Grandi Fiumi ( Po ed Adige, che con i loro corsi racchiudono il Polesine ) ci ha guidati nella meravigliosa scoperta di un inestimabile patrimonio archeologico-etnografico dall'età del Ferro fino al Medioevo. La particolarità di questo percorso museale è  l'interattività tra il visitatore e l'antico territorio polesano, consentito da numerose installazioni e ambientazioni scenograficamente fedeli alla antica realtà polesina, che consentono di percorrere le sale osservando non solo quello che, dopo millenni, è rimasto, ma anche di " toccare con mano " la quotidianità remota di questa splendida terra, incrociando cultura, religione e società!
Sempre a Rovigo, ma nelle sale di Palazzo Rovella, abbiamo ammirato opere di vari autori europei definiti nella brochure " pittori visionari all'alba del secolo breve " perché hanno riportato nei loro dipinti l'orrore, l'oscenità, il delirio del Demone della potenza e della violenza che, all'inizio del XX secolo, ha piegato un intero continente !
La mostra propone la rappresentazione artistica di quella che è stata la delirante agonia di un'epoca, mentre la modernità la fagocitava !
Trieste, città dalla " scontrosa grazia " di sabana memoria, ci ha stupito non solo per i suoi colori smorzati tipici di un'architettura severa, dal sapore asburgico, per il suo lungomare ventoso e " scoglioso ", per il carattere degli abitanti essenziale come la roccia battuta da vento e salsedine, ma soprattutto per la fantastica discesa nella Grotta Gigante che, tra le tante nella zona carsica, è sicuramente quella più grande per larghezza e profondità! Bisogna entrarci ben coperti perché la temperatura al suo interno è bassa in qualsiasi stagione e poi con scarpe comode, perché la sua visita tra stalattiti, stalagmiti e pareti calcitiche, lunga circa un chilometro, comporta la discesa di 500 scalini e l'equivalente numero per la risalita. Bisogna comunque visitarla per comprendere a pieno l' incredibile sensazione che si prova sapendo di scendere, passo dopo passo, sempre più ( 100 metri ) nel profondo del sottosuolo!
La Grotta ospita anche interessanti strumenti per la rilevazione sismografica e geodetica che la rendono sede di un vero e proprio laboratorio scientifico. 
A Padova, dopo aver sostato nella sala di compensazione per la stabilizzazione del microclima, siamo entrati nella meraviglia giottesca  che è la Cappella degli Scrovegni, nata con l'intento di riscattare, dalle pene ultramondane per aver in vita praticato l'usura, il defunto padre del proprietario.
Gli affreschi, suddivisi per macrotematiche, sono ricchi di colore, luce, espressività. Quei pochi minuti a disposizione per camminare di fianco alle pareti ricoperte da tanti e superbi capolavori non sono sufficienti a saziare il bisogno di contemplare quelle figure semplici, ma illuminate di luce quasi divina. Se studiare Giotto sui testi di storia dell'arte è bello, guardare a poca distanza quelle opere che ti sussurrano antiche alchimie artistiche, è un'esperienza che segna l'anima!
Quasi seguendo il filo progettuale che, a Rovigo, ha dato corpo alla mostra " IL DEMONE DELLA MODERNITÀ " dopo pochi giorni, a Venezia, nelle sale del Museo Currer, abbiamo visitato l'esposizione " NUOVA OGGETTIVITÀ . ARTE IN GERMANIA AL TEMPO DELLA REPUBBLICA DI WEIMAR. 1919-1933 ".  Quella modernità, che aveva fagocitato in maniera demoniaca tutto ciò che nei secoli si era consolidato, aveva subito un processo di sviluppo tanto rapido da favorire la crisi della società tedesca piagata dalla disoccupazione, dall'iperurbanizzazione e dalla crisi economica.
Questa mostra, utilizzando anche molto grottesco, urla la disperazione e la solitudine che divennero presto le coordinate esistenziali dell'uomo dei primi del '900 e, contemporaneamente , pone i confini spazio temporali entro cui si svilupperà una nuova epica, quella dei moderni disperati!
A Palazzo Grassi abbiamo, poi, visitato la mostra monografica, curata da Caroline Bourgeous e dedicata all' artista francese Martial Raysse che un giorno ha detto “Il ruolo sociale del pittore? Mostrare la bellezza del mondo per incitare gli uomini a proteggerlo ed evitare che si dissolva.” Martial Raysse è partito dalla pittura astratta per poi essere rapito dal fascino del pvc che lo ha portato a raccogliere oggetti di qualsiasi forma e destinazione, ma rigorosamente in plastica, che, poi, ha utilizzato nella sua nuova forma d' arte. 
Infine il MUSEO  GUGGENEHIM che può essere definito il " naos " dell'arte europea ed americana della prima metà del XX secolo, dove lo sguardo incrocia il furore e l'impeto artistico dei capolavori di maestri come  Picasso,  Kandinsky, Miró, de Chirico, Dalí, Pollock di cui abbiamo potuto visitare  la mostra " Jackson Pollock, Murale. Energia resa visibile " dedicata al  murale realizzato per la dimora newyorkese di Peggy Guggenehim.

Cristina Mingo IIIG